Vento al modo di un teatrante
Vento, al modo di un teatrante che con ardore irrompe sul palcoscenico, spalancò le ante della finestra in un impeto inaspettato. Repentino soffiò sui fogli che riposavano sul tavolo. Li avevo lasciati lì, alla rinfusa, dopo un laborioso e ispirato pomeriggio di scrittura.
Ebbi l’impressione che Vento, fedele al modo di un teatrante e indossata la maschera del giullare, avesse voluto farmi un dispetto. Osservai le sudate carte piroettare scombussolate a mezz’aria per poi cadere leggiadre in un tappeto di rettangoli bianchi impressi di grafite e immagini a random.
La meraviglia dell’Astrattismo geometrico
Ammirai la rappresentazione caotica dei fogli sul pavimento e ne studiai la particolare disposizione pensando che fossero la metafora dei miei pensieri poco prima che germogliasse l’ispirazione. Guardando più attentamente convenni che la loro rappresentazione potesse essere accostata a un dipinto dell’Astrattismo geometrico.
Considero la meraviglia del caos come similitudine dell’astratto che inserita nella visione della geometria definisce la perfezione logica delle linee nello spazio.
Profumi di luoghi lontani
Vento si ripresentò con uno sbuffo gentile. Alzai leggermente la testa e inspirai. Chiusi gli occhi un po’ per istinto un po’ per concentrarmi sulle fragranze che Vento aveva portato con sé. Riconobbi la mimosa e il gelsomino, il papavero e il profumo d’erba che sapeva di luoghi lontani, sconosciuti.
Vento al modo di un viaggiatore
Vento al modo di un viaggiatore ascolta le voci del mondo realizzando l’insostenibile leggerezza dell’essere.
Mi alzai dalla poltrona con la riluttanza di un gatto che lascia il comodo giaciglio. Raccolsi un foglio e lessi: «Vissute irrealtà nel respiro del vento.»
Stimai che raccontavo di viaggi dove non era necessario preparare le valigie per esplorare il mondo. La mia scrittura intendeva essere un punto di osservazione sull’umanità in cammino con i suoi sentimenti ed emozioni. Nello stesso tempo i racconti erano il riflesso delle idee e dell’immaginazione, delle esperienze che mi appartenevano e delle strade percorse nella vita.
Ancora, sentii gaia infelicità intanto che l’aria si colmava di liquirizia e menta, mi figurai d’esser papavero. Immaginai di ondeggiare dolcemente al Vento che mi raccontava antiche storie di luoghi e di genti, di cieli e di mare, di colori e di sapori.


Rettangoli bianchi impressi di grafite e immagini a random
Inseguii labirintici pensieri che si concretizzarono in ispirate visioni, ideate in un dì di solleone o in una notte di plenilunio.
«Ecco!»
In quel preciso momento tutto mi fu chiaro, ragionevole. I miei sensi acquisirono la consapevolezza che tra reale e irreale vi era un confine. Ardita funambola volteggiavo su quella linea sottile rapita dall’immaginazione. In quello spazio intimo e fugace l’insostenibile leggerezza del caos generò ispirazioni.
Le percepii, le vidi, le seguii e le inseguii. Ogni segmento di me crearono la scrittura.
I rettangoli bianchi impressi di grafite e immagini a random erano la realtà. Raccolsi i fogli a uno a uno. Ognuno era un desiderio, un’ispirazione, era un viaggio intrapreso tramite un pensiero, un’idea.
Come Vento trasporta le voci del mondo così tutti i miei racconti sono la mia voce in cui vi sono tracciati pezzi di vita.


L’insostenibile leggerezza dell’essere… libera
La voce di Vento si era fatta quieta, attratta da tanta amabilità, andai sul balcone.
Fui sorpresa da una scena idilliaca.
Ebbi l’impressione che Luna chiamasse a sé le stelle assonnate e le lucciole, per farsi belle agli occhi di chi le guardava incantate, illuminavano la notte di tenui bagliori. Le falene inseguivano quell’ultimo riflesso, le loro ali, vestite coi colori della notte, frusciavano armoniose intonando serenate alla meraviglia della volta celeste.
Alzai la mano verso il chiarore argenteo di Luna, il palmo si affrescò di luci e di ombre che tracciarono astratti disegni. Furono l’origine di fantasiosi geometrici archetipi.
Vento, amabile conquistatore, teatrante e viaggiatore si impadronì di ogni segmento di me: la scrittrice e la poetessa, la viaggiatrice. In quell’istante emersero parole in tonalità tonanti che deflagrarono in marosa tempesta.
«Nel vento vi è la mia voce. Nella scrittura realizzo l’insostenibile leggerezza dell’essere… libera.»
Vissute Irrealtà
Nel respiro del vento
V’è l’insostenibile
Leggerezza del caos
Sento gaia infelicità
Nell’esser papavero
Mentre l’aria si colma
Di liquirizia e menta
Tonalità tonante
In marosa tempesta
Di un dì di solleone
Dove segmento di me
Mostra amato peccato
Sulle mani affrescate
Ispirate visioni
Di vissute irrealtà
L’insostenibile leggerezza dell’essere


deliartemisia in Sfumature Rosso Melagrana







